IL COACHING

                                                        

“Che lavoro fai?”
“Sono una Coach”
“Bello! di che sport?”
“Coaching”
“Non lo conosco, come si gioca?”
“Tu immagini un obiettivo e io alleno la tua motivazione, le tue potenzialità, la tua determinazione accompagnandoti fino al traguardo”

(da una mia reale conversazione)

 

 

 

 

 

Il termine inglese “coach” richiama le carrozze dei treni, mantre nel vecchio West coach era l’uomo seduto sulla cassetta delle diligenze o il capo carovana, la figura che conduceva i pionieri fino agli appezzamenti di terreno da loro acquistati e che indicava la strada migliore e più sicura per arrivare a destinazione.

Nel 1960,  Timothy Galloway era capitano della squadra di Tennis della Harvard University, inizia a studiare le prestazioni degli atleti e come il potere della concentrazione può influenzare i risultati. Nel 1974 viene pubblicato “The Inner Game of Tennis” , in cuiostiene che : “L’avversario che si nasconde nella nostra mente è più forte di quello dall’altra parte della rete”.

Negli anni ’80 la parola Coach conquista l’ambito sportivo e viene utilizzato per indicare la persona che allena gli sportivi, li motiva, li spinge a superare i propri limiti e raggiungere risultati migliori.

Il messaggio varca i confini dello sport per arrivare fino all’ambito organizzativo e grazie a Sir John Whitmore viene reso popolare il modello di allenamento delle potenzialità delle Persone, applicato poi in seguito in ogni ambito.

Nasce così il Coaching come approccio metodologico basato sul riconoscimento e lo sviluppo delle potenzialità dell’individuo, per la definizione di obiettivi di miglioramento e di percorsi per raggiungerli.

L'International Coach Federation (ICF) definisce il coaching come "una partnership con i clienti che, attraverso un processo creativo, stimola la riflessione, ispirandoli a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale".

Sul sito del Chapter Italiano di ICF vengono definiti ruoli e responsabilità in modo molo chiaro, oltre a essere definiti brevemente l'approccio metodologico:

"... le responsabilità del coach sono:

  1. scoprire, rendere chiari ed allineare gli obiettivi che il cliente desidera raggiungere;
  2. guidare il cliente in una scoperta personale di tali obiettivi;
  3. far in modo che le soluzioni e le strategie da seguire emergano dal cliente stesso;
  4. lasciare piena autonomia e responsabilità al cliente.

Il coaching include un approccio elogiativo che si fonda sul riconoscimento di ciò che è giusto, di ciò che funziona, di ciò che è desiderato, di ciò che è necessario per arrivare all’obiettivo. L’approccio elogiativo prevede domande basate sulla scoperta, una modalità proattiva (in opposizione a quella reattiva) nella gestione delle sfide e delle opportunità personali, una formulazione costruttiva di osservazioni e feedback finalizzati ad ottenere reazioni positive dagli altri.

Durante ciascun incontro è il cliente stesso a scegliere l’argomento della conversazione, mentre il coach lo ascolta ponendo osservazioni e domande. Questa interazione contribuisce a creare maggiore chiarezza ed induce il cliente a divenire proattivo. Nel coaching si osserva “dove si trova il cliente oggi”, quale sia cioè la situazione attuale di partenza, e si definisce, in comune accordo, ciò che egli è disposto a fare per raggiungere “la meta in cui vorrebbe trovarsi domani”.

I coach affiliati ad ICF Italia riconoscono che i risultati sono frutto delle intenzioni, delle scelte e delle azioni della persona o del team, sostenuti dall’impegno del coach e dall’applicazione dei suoi approcci, dei suoi metodi e delle sue competenze."

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